Dal 2000 ad oggi, c’è stata un’espansione capillare delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC) in tutti gli ambiti del sistema scolastico e formativo italiano. I programmi maggiormente usati all’interno della scuola italiana, seppur con un grado di presenza molto disomogeneo, vanno dagli strumenti di produttività personale come Word ed Excel, fino ad arrivare a strumenti più complessi come le applicazioni di connessione di rete, le opere multimediali su CD-ROM, i software per la realizzazione di pagine web dinamiche e le “avanguardie” scolastiche portate da Linux e dal software open source. Il nostro sistema scolastico ha assunto, come riferimento per lo sviluppo di competenze tecnologiche negli studenti, quello dell’ ECDL (European Computer Driving License), la patente europea del computer. L’ECDL fa parte di un sistema di certificazione su diversi livelli che riguarda le competenze nel settore delle tecnologie dell’informazione proposto dal CEPIS (The Council of European Professional Informatics Societies). I corsi relativi alla patente europea del computer sono stati introdotti in quasi tutte le scuole superiori e in tutti gli atenei universitari, mentre nella scuola elementare vengono sviluppate le prime competenze di base nell’uso delle TIC. Il provvedimento legislativo Dlgs 59/2004, avente come materia la riforma della scuola primaria e secondaria di primo grado, mette in evidenza che l’informatica è uno strumento paragonabile alla penna e al quaderno, quindi ormai indispensabile nella società di oggi. Il decreto specifica infine che l’informatica e le nuove tecnologie, non vanno intese come discipline a sé stanti, bensì come strumenti trasversali che si possono e si devono inserire nel percorso didattico formativo di ogni altra disciplina. Questa grande innovazione, ha comportato anche una collaborazione europea per ciò che riguarda la formazione degli insegnanti e degli studenti legata alle nuove tecnologie. In molti istituti per la formazione iniziale degli insegnanti, come le Scuole di Specializzazione all’Insegnamento Secondario (SSIS) e i corsi di laurea in Scienze della Formazione Primaria, dall’anno 2000 circa sono previsti specifici corsi centrati sull’uso delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC) e sulla loro applicazione in campo educativo-didattico.
Un nuovo programma di diffusione delle tecnologie informatiche in campo educativo, viene lanciato negli anni 2002-2003: si tratta del programma di formazione in rete ForTic, promosso dal MIUR e gestito dall’Indire attraverso la piattaforma PuntoEdu. Tale programma distingue tre livelli di intervento: livello A, rivolto a tutti i docenti e finalizzato all’acquisizione di competenze di base sul computer e sull’utilizzo delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC); livello B, per creare una figura esperta di Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC) e di Tecnologie Didattiche, nell’insegnamento e nell’apprendimento; livello C, per formare competenze avanzate sull’e-government delle infrastrutture tecnologiche e sulla gestione delle reti. Per quanto riguarda la formazione universitaria e superiore dal 2000 ad oggi, sono sempre più numerose le iniziative, sia a livello di singoli atenei sia a livello di gruppi accademici consorziati, che propongono corsi di laurea o master di primo livello in modalità e-learning. Il modello pionieristico dell’università a distanza del consorzio Nettuno, basato sull’erogazione di video-lezioni registrate, sta diventando anche in Italia, un modello caratterizzato dal connubio tra le tecnologie di rete e la tradizionale didattica in aula, luogo privilegiato della formazione fino a pochissimi anni fa.
Sul piano legislativo, sono avvenuti dei provvedimenti volti a regolamentare la disciplina del settore didattico-tecnologico: il decreto “Moratti-Stanca” del 17 aprile 2003 e la recente legge n. 296 del 27 dicembre 2006 (finanziaria 2007). Il decreto del 17 aprile 2003 istituisce le università telematiche, definendo i criteri e le procedure di accreditamento dei corsi di studio a distanza ed adottando le giuste architetture di sistema in grado di gestire e rendere accessibili questi stessi corsi. La legge del 27 dicembre 2006 prevede l'istituzione dell'Agenzia nazionale per lo sviluppo dell'autonomia scolastica, definendone le funzioni e l'articolazione della struttura a livello centrale con sede a Firenze e a livello periferico in nuclei allocati presso gli Uffici scolastici regionali. Tale legge, entrata in vigore dal 1° gennaio 2007, dispone la soppressione dell'Istituto Nazionale di Documentazione per la Ricerca Educativa (Indire) e degli Istituti Regionali di Ricerca Educativa (Irre), dando il compito di svolgere le funzioni ed i compiti attualmente svolti dagli stessi Enti, all’Agenzia nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica. Il processo di introduzione delle nuove tecnologie dell’informazione nel contesto educativo italiano, ha modificato il modo di interagire, conoscere e comunicare, mettendo in evidenza una forte variabilità di integrazione nella pratica didattica. Molte esperienze hanno portato a constatare che un uso appropriato delle tecnologie educative è in grado di produrre trasformazioni significative sul piano dei contenuti e sul piano pedagogico, cioè su cosa gli studenti apprendono e su come apprendono. I giovani di oggi, a cominciare dai bambini, crescono in nuova realtà: giocano, imparano e parlano usando il linguaggio digitale; la scuola, dal canto suo, ha il dovere di appropriarsi di questo tipo di linguaggio, per comunicare in maniera migliore con gli studenti e poter loro offrire una didattica più efficace.
Nel 2005, proprio per affrontare il divario, presente tra l’utilizzo degli strumenti tecnologici in molte attività della vita quotidiana dei ragazzi e l’assenza di utilizzo degli stessi strumenti all’interno della scuola (denominazione nota come digital disconnect), è stato creato il progetto DiGi Scuola, promosso dal Ministero per le Riforme e l'Innovazione nella Pubblica Amministrazione, in collaborazione con il Ministero della Pubblica Istruzione. La sperimentazione di Digi Scuola si estenderà su un orizzonte temporale di tre anni (2005/2007), partirà in 556 scuole secondarie di II grado selezionate dopo un processo di accreditamento, coinvolgendo oltre 3.300 docenti e 33.000 studenti, per le materie di italiano e matematica. L’obiettivo di tale progetto è quello di creare un ponte tra le nuove generazioni e la didattica tradizionale: mettendo in evidenza l’introduzione di nuove metodologie didattiche al servizio dei docenti e prevedendo piani di formazione; riducendo la dispersione scolastica e migliorando il rendimento degli studenti; creando un mercato elettronico dei contenuti digitali per la didattica; promuovendo lo sviluppo dell'industria italiana di contenuti didattici digitali di qualità, attraverso l’adozione di elevati standard tecnologici e di linee guida pedagogico-didattiche. I punti fondamentali di DiGi Scuola prevedono: - la diffusione dell'alfabetizzazione digitale nel Paese; la formazione degli insegnanti per introdurli all'utilizzo delle nuove tecnologie nella didattica; l'introduzione alla nuova didattica basata sui contenuti digitali (learning object); un catalogo presentato dagli editori che prevede al suo interno contenuti didattici digitali sottoforma di prodotti pubblicati in rete sulla piattaforma tecnologica e all’interno del quale i docenti potranno ricercare, scegliere e selezionare gli oggetti delle singole materie scolastiche che maggiormente riterranno utili ai fini della strutturazione del percorso didattico che avranno avviato. Nell’ambito del progetto, lo studente avrà la possibilità di partecipare attivamente alla lezione facendo proprio il processo di apprendimento e svolgendo una serie di esercitazioni assegnate dal docente per acquisire conoscenze. Essendo il fruitore dei contenuti digitali (learning object)3 predisposti sulla piattaforma tecnologica, potrà ricevere la valutazione del docente sui compiti effettuati e sulle correzioni apportate; potrà inoltre svolgere approfondimenti personali fruendo, in modo controllato, dei contenuti selezionati dal docente. Questa nuova proposta di fare scuola, riveste un’importanza strategica per lo sviluppo del nostro paese, a livello sociale, a livello pedagogico e a livello economico. Le competenze tecnologiche sono infatti, sia un fattore indispensabile per la partecipazione alla vita della società, in campo lavorativo e per la tutela delle categorie deboli, sia un enorme potenzialità per il miglioramento del processo didattico e di apprendimento dello studente. Inoltre, a livello economico, l'utilizzo attivo delle nuove tecnologie può favorire lo sviluppo nel settore delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC). Compito fondamentale di questo nuovo modo di fare scuola, sarà quello di permettere allo studente l’utilizzo del computer e della rete Internet, non soltanto all’interno delle apposite aule informatiche, ma anche durante gli orari extrascolastici, perché ormai è chiaro che i giovani d’oggi hanno bisogno di integrare la loro cultura con i progetti didattici, per avere una formazione adeguata agli standard che richiede il futuro.
Sempre durante il 2005, nel mese di gennaio, si conferma anche e-Twinning (gemellaggio elettronico), un progetto finanziato dal programma e-learning della Commissione Europea. Tale iniziativa, volta a promuovere la collaborazione tra le scuole in Europa mediante diversi tipi di Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC), convegni annuali, seminari di aggiornamento e newsletter, nel suo primo anno di vita ha coinvolto 13.000 scuole, numero che aumenta ogni giorno di più. In ogni paese è presente un’Unità Nazionale eTwinning e a livello europeo è presente un’Unità Europea eTwinning, denominata CSS e coordinata da European Schoolnet di Bruxelles. All’interno di questa particolare formazione a distanza, basata sull’utilizzo di Internet, della posta elettronica, delle classi virtuali e delle videoconferenze, esistono vari tipi di progetto costantemente provati e verificati: quelli semplici e quelli complessi, per gli studenti più piccoli (scuole primarie) e per quelli più grandi (scuole secondarie); alcuni di questi progetti sono stati premiati nei loro paesi, altri hanno ottenuto un riconoscimento in occasione dei premi che eTwinning offre. Per effettuare l’iscrizione ufficiale a questa proposta, l’insegnante deve firmare un accordo, individuare un partner, sviluppare una bozza di progetto oppure utilizzarne una messa già a punto dal portale eTwinning. I vantaggi di questa iniziativa sono innumerevoli, a cominciare dall’ampliamento di orizzonti che viene dato sia ad un alunno che ad un insegnante: la possibilità che entrambi hanno di conoscere nuovi amici e nuovi collaboratori in tutta Europa attraverso un insegnamento ed un apprendimento informale. Fino a pochi anni fa le Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC) venivano introdotte come nuovo oggetto di studio che si aggiungeva a quelli tradizionalmente usati, senza integrarsi nei curricula delle varie discipline e senza apportare significative modifiche all’approccio pedagogico e al comportamento della classe. Purtroppo ancora oggi, sono numerosi gli insegnanti di tutti i livelli scolari e di tutte le materie scolastiche per i quali il libro di testo continua ad essere l’unico strumento di riferimento, nonostante l’offerta variegata e l’evoluzione del software, come evidenziano il progetto DiGi Scuola e il progetto eTwinning, rendano oggi disponibili ambienti per l’apprendimento e strumenti operativi in grado di migliorare il processo di insegnamento. Seymour Papert 3 in un’intervista svolta da mediamente, afferma che una rivoluzione del sistema scolastico italiano è inevitabile, perché l’avvento del computer e delle nuove tecnologie, ha portato e continuerà a portare un radicale cambiamento didattico a livello mondiale. “La gente che sta dibattendo se ci debba essere realmente una rivoluzione nelle scuole, sta perdendo il proprio tempo e quello di tutti gli altri. Dicono che è troppo costoso fare grossi cambiamenti ora, ma, in realtà, stanno sprecando i soldi, perché tutto quello che spendono in questo momento verrà buttato via; tra dieci o vent'anni nulla che somigli anche vagamente alla scuola come la conosciamo continuerà ad esistere. I computer saranno ovunque e i bambini li avranno, apprenderanno in modi diversi. La nostra scelta, quindi, non consiste nell'essere favorevoli o contrari, ma di essere disposti ad accettare che la rivoluzione sta già succedendo e che succederà in futuro. Ora dovremmo sforzarci affinché ciò succeda in un modo ordinato e pianificato, non dovremmo aspettare finché ne verremo sopraffatti. Questo è il campo delle scelte” (Seymour Papert, intervistato su http://www.mediamente.rai.it/HOME/bibliote/intervis/p/papert.htm, risposta n. 9).
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