sabato 22 gennaio 2011

SVILUPPO DELLE RELAZIONI SOCIALI E NUOVI AMBIENTI DI APPRENDIMENTO GRAZIE ALLA TECNOLOGIA

Per quanto riguarda l’aspetto delle relazioni sociali, è
opportuno sottolineare come l’apprendimento telematico riesca ad abbattere
le barriere sociali che tanto possono impedire un processo di
comunicazione finalizzato ad una vera condivisione delle informazioni.
Lo scambio della conoscenza si trasforma così in un momento di relazione e
il ruolo dell’insegnante diventa più che mai importante. Egli ha il compito
coordinare e guidare la ricerca la discussione e le attività; collega i dati
informativi alla reale esperienza dei soggetti.
Il suo ruolo è soprattutto di guida,
supervisione e chiaramente aiuto;ma lascia che siano i soggetti a
sperimentarsi,capire ed agire.
Parlando di ambienti d'apprendimento basati sulle tecnologie non è possibile non menzionare la Realtà Virtuale. Nonostante le grandi difficoltà determinate dall'applicazione di queste tecnologie esse hanno trovato ampio utilizzo nell'ambito della didattica e della formazione dimostrando le potenzialità in qualità di strumenti per l'apprendimento. Ciò ha potuto accadere anche perché si tratta di una tecnologia che consente uno sviluppo a livelli differenti: è possibile parlare di realtà virtuale, o meglio di realtà artificiale, senza necessariamente fare riferimento alle tecnologie immersive che prevedono hardware e software molto sofisticati.
Recentemente, per quanto riguarda il mondo telematico, si stanno diffondendo gli ambienti virtuali realizzabili attraverso differenti software e linguaggi di programmazione. Tra questi si possono citare Active Worlds, Blaxuun, come ambienti di sviluppo, e di VRML, il linguaggio per la realizzazione di ambienti virtuali all'interno del Web.
Ciò che più interessa delle applicazioni di questi ambienti alla didattica e alla formazione è che al loro interno gli utenti possono non solo esplorare gli spazi e le conoscenze in essi contenute, ma interagire con altri utenti costruendo il loro percorso formativo anche sulla base delle relazioni così definite. Ritornano, dunque, i concetti di sociomedia e di conoscenza socialmente costruita, nella loro accezione più immediata.



AMBIENTE EDUCATIVO TRADIZIONALE
AMBIENTE FORMATIVO TECNOLOGICO
Insegnamento
Apprendimento
Insegnamento in presenza
Insegnamento distale
Individualità
Cooperazione
Monomedia
Sociomedia
Centralità docente
Autonomia studente

(Fig. 1 Particolarità degli ambienti formativi tecnologici)



Con lo sviluppo della multimedialità e delle tecnologie telematiche applicate alla didattica si è assistito alla diffusione degli ambienti di apprendimento.
"Ambiente vuol significare qualcosa che avvolge, qualcosa in cui si entra, entro cui ci si può muovere, qualcosa che è formato da una pluralità di componenti che stanno tra loro in un rapporto dinamico che non è opaco ma è visibile ed è comprensibile per l'utente che si inoltra in un ambiente di apprendimento. Riferirsi a questa nozione di ambiente significa che un progettista non può limitarsi ad offrire all'utente degli effetti speciali più o meno riusciti e delle videate più o meno composite e variopinte; il progettista deve offrire all'utente la possibilità di entrare nell'ambiente, per offrire il modo di guardarsi intorno, di percepire che ai lati, sopra, sotto, al di là dell'orizzonte visivo e sonoro dell'utente ci sono altri spazi, altri luoghi, perfino altri mondi in cui è possibile rapidamente trasferirsi".1 Gallino L., Gli ambienti di apprendimento nella scuola e nel lavoro
Ciò che, forse, più di tutto contribuisce a caratterizzare gli ambienti formativi di tipo tecnologico sono due processi: l'integrazione di più media, quindi la multimedialità; l'interazione tra sistemi differenti, ossia l'interattività 2 Galliani L., Ambienti di apprendimento: artificio tecnologico e discorso educativo. La multimedialità ha infatti trasformato completamente i rapporti che gli individui hanno sia con lo spazio ed il tempo, sia con gli stessi oggetti fisici, con le conoscenze, con le informazioni. La scuola non è più il luogo deputato alla diffusione del sapere in quanto questo può percorrere reti pressoché illimitate e raggiungere i discenti ovunque essi siano; l'insegnante non dispensa più conoscenza, ma coordina gli studenti nel processo di apprendimento; le conoscenze non sono più legate alla rappresentazione testuale, ma attraverso la digitalizzazione possono assumere forme differenti a seconda delle necessità comunicative.
Variano così anche i rapporti che gli attori coinvolti nel trasferimento del sapere determinano sia tra di loro sia con gli oggetti della comunicazione. Le interazioni rese disponibili dalla multimedialità - in specie quella online - determinano il passaggio dai media tradizionali, anche se integrati, ai sociomedia. Vengono così ad assumere un valore fondamentale le relazioni sociali che sono determinate da e si definiscono nei sistemi multimediali.

LA L.I.M. : LAVAGNA INTERATTIVA MULTIMEDIALE

Nell’ambito del progetto Scuola Digitale il Ministero dell’Istruzione ha dotato per questo anno scolastico le scuole secondarie di primo grado di oltre 8000 lavagne interattive multimediali - le LIM – e parallelamente sta organizzando un’azione di formazione che coinvolgerà nei prossimi mesi più di 100.000 docenti. Il dispositivo negli anni successivi dovrà portare a raggiungere, sia nella dotazione che nella formazione, tanto le scuole secondarie di secondo grado che le scuole primarie. Si può dire, in sostanza, secondo un’immagine cara al Capo Dipartimento dell’Innovazione Giovanni Biondi, che la LIM sia il vero e proprio “cavallo di Troia” per andare alla conquista delle pratiche didattiche degli insegnanti nella prospettiva dell’innovazione.
Ma cosa dovrebbe rendere così vincente questa tecnologia? Cosa sono le LIM dal punto di vista tecnologico?
Tecnicamente una LIM altro non è se non uno dei tanti dispositivi tecnologici interattivi e touch che oggi popolano il nostro quotidiano. Come i cellulari, i display delle biglietterie elettroniche delle stazioni, e i PC touchscreen con il nuovo sistema operativo – Windows 7 – che Microsoft ha da poco collocato sul mercato.
La tecnologia touch rappresenta un passaggio nell’evoluzione dei dispositivi di interfaccia. Quello che la distingue, come sempre quando un’interfaccia vuole imporsi sulla precedente, sono la facilità e l’immediatezza d’uso. Meglio, come direbbe Donald Norman, è il fatto che grazie ad essa il computer che sta dietro all’interfaccia diventa un po’ meno visibile e, secondo lo studioso di ergonomia cognitiva, meno il computer è visibile più è appunto facile usarlo.
In classe l’invisibilità della tecnologia, il suo essere non ingombrante (ununcumbering), è fondamentale. Tutti sappiamo che gran parte dei fallimenti in materia di integrazione della tecnologia sono proprio stati sempre dovuti alla visibilità: la tecnologia andava presa dal suo armadio, portata in classe, collocata, collegata, tarata. Tutte operazioni che comportano la perdita di tempo, che non si possono fare mentre la classe è lì davanti che ci aspetta. E poi l’inconveniente era sempre in agguato: un cavo mancante, la lampada del proiettore da sostituire, la connessione che non c’è, il computer che non funziona.
Fare in modo che la tecnologia diventi invisibile vuol dire favorire il più possibile la sua naturalità d’uso. Gesso e lavagna hanno questo vantaggio: sono disponibili, real time, e li posso usare come e quando voglio. La sfida della LIM, come costrutto tecnologico, è proprio questa: non farsi vedere per lasciarsi usare. Che basti per innovare le pratiche degli insegnanti non è certo e vedremo perché nei prossimi numeri: ma certo è un buon inizio.
http://www.primaria.scuola.com/limnews/lim.asp?LIMID=13&Tipo=1&titolo=Tecnologia-con-la-LIM

LE TECNOLOGIE INFORMATICHE E IL PIANO LEGISLATIVO CHE REGOLA LA DISCIPLINA DEL SETTORE DIDATTICO-TECNOLOGICO

Dal 2000 ad oggi, c’è stata un’espansione capillare delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC) in tutti gli ambiti del sistema scolastico e formativo italiano. I programmi maggiormente usati all’interno della scuola italiana, seppur con un grado di presenza molto disomogeneo, vanno dagli strumenti di produttività personale come Word ed Excel, fino ad arrivare a strumenti più complessi come le applicazioni di connessione di rete, le opere multimediali su CD-ROM, i software per la realizzazione di pagine web dinamiche e le “avanguardie” scolastiche portate da Linux e dal software open source. Il nostro sistema scolastico ha assunto, come riferimento per lo sviluppo di competenze tecnologiche negli studenti, quello dell’ ECDL (European Computer Driving License), la patente europea del computer. L’ECDL fa parte di un sistema di certificazione su diversi livelli che riguarda le competenze nel settore delle tecnologie dell’informazione proposto dal CEPIS (The Council of European Professional Informatics Societies). I corsi relativi alla patente europea del computer sono stati introdotti in quasi tutte le scuole superiori e in tutti gli atenei universitari, mentre nella scuola elementare vengono sviluppate le prime competenze di base nell’uso delle TIC. Il provvedimento legislativo Dlgs 59/2004, avente come materia la riforma della scuola primaria e secondaria di primo grado, mette in evidenza che l’informatica è uno strumento paragonabile alla penna e al quaderno, quindi ormai indispensabile nella società di oggi. Il decreto specifica infine che l’informatica e le nuove tecnologie, non vanno intese come discipline a sé stanti, bensì come strumenti trasversali che si possono e si devono inserire nel percorso didattico formativo di ogni altra disciplina. Questa grande innovazione, ha comportato anche una collaborazione europea per ciò che riguarda la formazione degli insegnanti e degli studenti legata alle nuove tecnologie. In molti istituti per la formazione iniziale degli insegnanti, come le Scuole di Specializzazione all’Insegnamento Secondario (SSIS) e i corsi di laurea in Scienze della Formazione Primaria, dall’anno 2000 circa sono previsti specifici corsi centrati sull’uso delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC) e sulla loro applicazione in campo educativo-didattico.

Un nuovo programma di diffusione delle tecnologie informatiche in campo educativo, viene lanciato negli anni 2002-2003: si tratta del programma di formazione in rete ForTic, promosso dal MIUR e gestito dall’Indire attraverso la piattaforma PuntoEdu. Tale programma distingue tre livelli di intervento: livello A, rivolto a tutti i docenti e finalizzato all’acquisizione di competenze di base sul computer e sull’utilizzo delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC); livello B, per creare una figura esperta di Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC) e di Tecnologie Didattiche, nell’insegnamento e nell’apprendimento; livello C, per formare competenze avanzate sull’e-government delle infrastrutture tecnologiche e sulla gestione delle reti. Per quanto riguarda la formazione universitaria e superiore dal 2000 ad oggi, sono sempre più numerose le iniziative, sia a livello di singoli atenei sia a livello di gruppi accademici consorziati, che propongono corsi di laurea o master di primo livello in modalità e-learning. Il modello pionieristico dell’università a distanza del consorzio Nettuno, basato sull’erogazione di video-lezioni registrate, sta diventando anche in Italia, un modello caratterizzato dal connubio tra le tecnologie di rete e la tradizionale didattica in aula, luogo privilegiato della formazione fino a pochissimi anni fa.

Sul piano legislativo, sono avvenuti dei provvedimenti volti a regolamentare la disciplina del settore didattico-tecnologico: il decreto “Moratti-Stanca” del 17 aprile 2003 e la recente legge n. 296 del 27 dicembre 2006 (finanziaria 2007). Il decreto del 17 aprile 2003 istituisce le università telematiche, definendo i criteri e le procedure di accreditamento dei corsi di studio a distanza ed adottando le giuste architetture di sistema in grado di gestire e rendere accessibili questi stessi corsi. La legge del 27 dicembre 2006 prevede l'istituzione dell'Agenzia nazionale per lo sviluppo dell'autonomia scolastica, definendone le funzioni e l'articolazione della struttura a livello centrale con sede a Firenze e a livello periferico in nuclei allocati presso gli Uffici scolastici regionali. Tale legge, entrata in vigore dal 1° gennaio 2007, dispone la soppressione dell'Istituto Nazionale di Documentazione per la Ricerca Educativa (Indire) e degli Istituti Regionali di Ricerca Educativa (Irre), dando il compito di svolgere le funzioni ed i compiti attualmente svolti dagli stessi Enti, all’Agenzia nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica. Il processo di introduzione delle nuove tecnologie dell’informazione nel contesto educativo italiano, ha modificato il modo di interagire, conoscere e comunicare, mettendo in evidenza una forte variabilità di integrazione nella pratica didattica. Molte esperienze hanno portato a constatare che un uso appropriato delle tecnologie educative è in grado di produrre trasformazioni significative sul piano dei contenuti e sul piano pedagogico, cioè su cosa gli studenti apprendono e su come apprendono. I giovani di oggi, a cominciare dai bambini, crescono in nuova realtà: giocano, imparano e parlano usando il linguaggio digitale; la scuola, dal canto suo, ha il dovere di appropriarsi di questo tipo di linguaggio, per comunicare in maniera migliore con gli studenti e poter loro offrire una didattica più efficace.

Nel 2005, proprio per affrontare il divario, presente tra l’utilizzo degli strumenti tecnologici in molte attività della vita quotidiana dei ragazzi e l’assenza di utilizzo degli stessi strumenti all’interno della scuola (denominazione nota come digital disconnect), è stato creato il progetto DiGi Scuola, promosso dal Ministero per le Riforme e l'Innovazione nella Pubblica Amministrazione, in collaborazione con il Ministero della Pubblica Istruzione. La sperimentazione di Digi Scuola si estenderà su un orizzonte temporale di tre anni (2005/2007), partirà in 556 scuole secondarie di II grado selezionate dopo un processo di accreditamento, coinvolgendo oltre 3.300 docenti e 33.000 studenti, per le materie di italiano e matematica. L’obiettivo di tale progetto è quello di creare un ponte tra le nuove generazioni e la didattica tradizionale: mettendo in evidenza l’introduzione di nuove metodologie didattiche al servizio dei docenti e prevedendo piani di formazione; riducendo la dispersione scolastica e migliorando il rendimento degli studenti; creando un mercato elettronico dei contenuti digitali per la didattica; promuovendo lo sviluppo dell'industria italiana di contenuti didattici digitali di qualità, attraverso l’adozione di elevati standard tecnologici e di linee guida pedagogico-didattiche. I punti fondamentali di DiGi Scuola prevedono: - la diffusione dell'alfabetizzazione digitale nel Paese; la formazione degli insegnanti per introdurli all'utilizzo delle nuove tecnologie nella didattica; l'introduzione alla nuova didattica basata sui contenuti digitali (learning object); un catalogo presentato dagli editori che prevede al suo interno contenuti didattici digitali sottoforma di prodotti pubblicati in rete sulla piattaforma tecnologica e all’interno del quale i docenti potranno ricercare, scegliere e selezionare gli oggetti delle singole materie scolastiche che maggiormente riterranno utili ai fini della strutturazione del percorso didattico che avranno avviato. Nell’ambito del progetto, lo studente avrà la possibilità di partecipare attivamente alla lezione facendo proprio il processo di apprendimento e svolgendo una serie di esercitazioni assegnate dal docente per acquisire conoscenze. Essendo il fruitore dei contenuti digitali (learning object)3 predisposti sulla piattaforma tecnologica, potrà ricevere la valutazione del docente sui compiti effettuati e sulle correzioni apportate; potrà inoltre svolgere approfondimenti personali fruendo, in modo controllato, dei contenuti selezionati dal docente. Questa nuova proposta di fare scuola, riveste un’importanza strategica per lo sviluppo del nostro paese, a livello sociale, a livello pedagogico e a livello economico. Le competenze tecnologiche sono infatti, sia un fattore indispensabile per la partecipazione alla vita della società, in campo lavorativo e per la tutela delle categorie deboli, sia un enorme potenzialità per il miglioramento del processo didattico e di apprendimento dello studente. Inoltre, a livello economico, l'utilizzo attivo delle nuove tecnologie può favorire lo sviluppo nel settore delle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC). Compito fondamentale di questo nuovo modo di fare scuola, sarà quello di permettere allo studente l’utilizzo del computer e della rete Internet, non soltanto all’interno delle apposite aule informatiche, ma anche durante gli orari extrascolastici, perché ormai è chiaro che i giovani d’oggi hanno bisogno di integrare la loro cultura con i progetti didattici, per avere una formazione adeguata agli standard che richiede il futuro.

Sempre durante il 2005, nel mese di gennaio, si conferma anche e-Twinning (gemellaggio elettronico), un progetto finanziato dal programma e-learning della Commissione Europea. Tale iniziativa, volta a promuovere la collaborazione tra le scuole in Europa mediante diversi tipi di Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC), convegni annuali, seminari di aggiornamento e newsletter, nel suo primo anno di vita ha coinvolto 13.000 scuole, numero che aumenta ogni giorno di più. In ogni paese è presente un’Unità Nazionale eTwinning e a livello europeo è presente un’Unità Europea eTwinning, denominata CSS e coordinata da European Schoolnet di Bruxelles. All’interno di questa particolare formazione a distanza, basata sull’utilizzo di Internet, della posta elettronica, delle classi virtuali e delle videoconferenze, esistono vari tipi di progetto costantemente provati e verificati: quelli semplici e quelli complessi, per gli studenti più piccoli (scuole primarie) e per quelli più grandi (scuole secondarie); alcuni di questi progetti sono stati premiati nei loro paesi, altri hanno ottenuto un riconoscimento in occasione dei premi che eTwinning offre. Per effettuare l’iscrizione ufficiale a questa proposta, l’insegnante deve firmare un accordo, individuare un partner, sviluppare una bozza di progetto oppure utilizzarne una messa già a punto dal portale eTwinning. I vantaggi di questa iniziativa sono innumerevoli, a cominciare dall’ampliamento di orizzonti che viene dato sia ad un alunno che ad un insegnante: la possibilità che entrambi hanno di conoscere nuovi amici e nuovi collaboratori in tutta Europa attraverso un insegnamento ed un apprendimento informale. Fino a pochi anni fa le Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC) venivano introdotte come nuovo oggetto di studio che si aggiungeva a quelli tradizionalmente usati, senza integrarsi nei curricula delle varie discipline e senza apportare significative modifiche all’approccio pedagogico e al comportamento della classe. Purtroppo ancora oggi, sono numerosi gli insegnanti di tutti i livelli scolari e di tutte le materie scolastiche per i quali il libro di testo continua ad essere l’unico strumento di riferimento, nonostante l’offerta variegata e l’evoluzione del software, come evidenziano il progetto DiGi Scuola e il progetto eTwinning, rendano oggi disponibili ambienti per l’apprendimento e strumenti operativi in grado di migliorare il processo di insegnamento. Seymour Papert 3 in un’intervista svolta da mediamente, afferma che una rivoluzione del sistema scolastico italiano è inevitabile, perché l’avvento del computer e delle nuove tecnologie, ha portato e continuerà a portare un radicale cambiamento didattico a livello mondiale. “La gente che sta dibattendo se ci debba essere realmente una rivoluzione nelle scuole, sta perdendo il proprio tempo e quello di tutti gli altri. Dicono che è troppo costoso fare grossi cambiamenti ora, ma, in realtà, stanno sprecando i soldi, perché tutto quello che spendono in questo momento verrà buttato via; tra dieci o vent'anni nulla che somigli anche vagamente alla scuola come la conosciamo continuerà ad esistere. I computer saranno ovunque e i bambini li avranno, apprenderanno in modi diversi. La nostra scelta, quindi, non consiste nell'essere favorevoli o contrari, ma di essere disposti ad accettare che la rivoluzione sta già succedendo e che succederà in futuro. Ora dovremmo sforzarci affinché ciò succeda in un modo ordinato e pianificato, non dovremmo aspettare finché ne verremo sopraffatti. Questo è il campo delle scelte” (Seymour Papert, intervistato su http://www.mediamente.rai.it/HOME/bibliote/intervis/p/papert.htm, risposta n. 9).

I DISTURBI DELL'APPRENDIMENTO...

La definizione “disturbo dell’apprendimento”, come molti termini tipici della Psicologia e della Psichiatria, spesso è contaminata ed indica problematiche molto diverse tra loro. Negli Stati Uniti e in Canada, con il termine “learning disability” vengono indicate tutte quelle difficoltà psicologiche e neurologiche che limitano le capacità e il potenziale comunicativo di una persona. In Inghilterra invece, il termine è usato più in generale per indicare i disturbi dello sviluppo.
In ogni caso è bene ricordare che un disturbo dell’apprendimento non comporta necessariamente un basso livello d’intelligenza, o un’incapacità innata nell’imparare. Semplicemente i bambini che ne soffrono (tra il 2 e il 10% della popolazione scolastica) hanno difficoltà in quelle forme di apprendimento che si realizzano attraverso la lettura, la scrittura o il calcolo. Tali problematiche sono dovute essenzialmente a un disturbo nel processamento delle informazioni, che rende difficile imparare attraverso i metodi tradizionali d’insegnamento. Le difficoltà dei pazienti influiscono non solo con il rendimento scolastico, ma anche con tutte le attività quotidiane che necessitano delle abilità fondamentali sopraelencate.
Aldilà delle difficoltà ad imparare, i ragazzi con questi disturbi tendono a demoralizzarsi per le loro pecche, che abbassano anche i livelli di autostima e inficiano la loro vita sociale: la rabbia e la frustrazione spesso sfociano in aggressività e nel voler evitare le prove o le situazioni difficili. Il 40% di loro abbandona la scuola e da grandi possono avere difficoltà nel lavoro o nell’adattamento sociale.
Tra il 10 e il 25% dei soggetti, accanto a questi disturbi possono presentare anche Disturbo della Condotta, Disturbo Oppositivo Provocatorio, Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività, Disturbo Depressivo Maggiore, o Disturbo Distimico ((secondo la terminologia del DSM).
Come riconoscerli nella vita quotidiana
Aldilà delle difficoltà tipiche di questi disturbi riconoscibili nel contesto scolastico (i deficit nel leggere, nello scrivere, nel calcolare), molti altri piccoli segni possono essere presenti in concomitanza, quali incertezze linguistiche, spaziali, temporali, motorie. A volte i bambini fanno fatica ad imparare a leggere l’orologio, o ad allacciarsi le scarpe, o possono non eccellere in quegli sport che richiedono un’elevata coordinazione. Possono avere difficoltà a ricordare parole che appartengono a certe categorie oppure in sequenza (i mesi dell’anno, o i nomi delle città, contare all’indietro) o nello stimare le distanze tra due luoghi. Nessuno di questi sintomi può essere di per sé, interpretato come un disturbo dell’apprendimento, così come nessuna attività riabilitativa potrà focalizzarsi su questi aspetti secondari.

Vi lascio un link...dateci un'occhiata:
http://www.diesselombardia.it/imgdb/8Ferrazzi.pdf

giovedì 20 gennaio 2011

COS'E' LA DISCALCULIA?

È un disturbo specifico dell'apprendimento, molto più raro della dislessia, che consiste nella difficoltà incontrata dal bambino nella comprensione del senso dei numeri e nell'acquisire i meccanismi di calcolo.Questi deficit interferiscono notevolmente con l’apprendimento scolastico e con le normali attività quotidiane che richiedono capacità di calcolo, e non sono imputabili a danni organici o ad isegnamenti inadeguati.

Le prestazioni aritmetiche di base di questi bambini (addizione, sottrazione, moltiplicazione e divisione) risultano significativamente al di sotto del livello atteso rispetto all'età cronologica, all' intelligenza generale e alla classe frequentata.
I problemi più comuni in questa categoria di disturbi sono:
  • il mancato riconoscimenúto dei simboli numerici;
  • l'incapacità di comprendere i concetti base delle quattro operazioni,
            i termini e i segni aritmetici;
  • la difficoltà ad allineare correttamente i numeri secondo i principi del valore posizionale delle cifre;
  • l'incapacità di apprendere in modo soddisfacente la tavola pitagorica;
  • la difficoltà di identificare i dati rilevanti per la corretta risoluzione di un problema aritmetico.

Sebbene questo disturbo sia stato molto meno studiato di quello della lettura, in linea di massima si è portati a ritenere che i bambini con disturbo di sviluppo del calcolo abbiano difficoltà visuopercettive e visuospaziali piuttosto che uditivo-percettive e 
verbali (come accade nei disturbi di lettura).
 In passato, si trovavano denominazioni diverse per indicare questo disturbo: discalculia, discalculia evolutiva, acalculia evolutiva, disturbo aritmetico evolutivo, disturbo lacunare in aritmetica.

CALLIGRAFIA IN PUNTA DI PENNINO

Un ultimo tocco di pennino, una scrollatina alla pergamena et voilà , la lettera era pronta per essere consegnata; con le sue eleganti «c» panciute, le «o» con
il ciuffetto, e un merlettino a completare le «z». Quante volte, ammirati e insieme supponenti, abbiamo visto quella scena nei film in costume. Convinti, nella
nostra superbia tecnologica, che la calligrafia fosse allora una necessità da arretratezza, e oggi un passatempo salottiero da condividere all’ora del tè. Non
era e non è così. Scrivere a mano facilita l’apprendimento, allena la volontà, sollecita l’immaginazione. In una parola «fa pensare meglio». Lo dicono i cultori
della materia, lo sottolinea la scienza. L’ultima conferma, in un elenco che va allungandosi, arriva dall’Università statunitense dell’Indiana dove studi realizzati
con la risonanza magnetica nucleare hanno dimostrato che i bambini abituati a scrivere a mano rivelano una maggiore attività nell’area cerebrale predisposta
all’apprendimento. Analogamente, secondo una ricerca dell’Università di Washington i cui primi risultati risalgono al 1998, nei temi manifestano una maggiore
originalità e creatività rispetto ai coetanei maniaci del computer. Di più: se lo scrivere a mano viene insegnato contemporaneamente al processo della
composizione, ne traggono beneficio entrambi.
Ma ce n’è anche per gli adulti, la cui capacità cognitiva ha giovamento dall’imparare alfabeti nuovi, come l’ebraico o il cirillico. «Scrivere a mano ci permette
di interiorizzare meglio la lingua – spiega Anna Ronchi presidente onorario dell’ Associazione calligrafica italiana, che ha sede a Milano –. Purtroppo nel
nostro Paese l’insegnamento della bella scrittura è stato dimenticato. Il risultato è che ci sono tantissimi bambini e ragazzi dalla grafia illeggibile con inevitabili
difficoltà per gli insegnanti e danni nel rendimento scolastico». Spesso ne derivano deficit, blocchi sia formativi che psicologici. «Sono in aumento i casi di
disgrafia e dislessia – aggiunge Ronchi –. Trascurando l’atto della scrittura, sorgono problemi di lettura. E di apprendimento della lingua». Rilevazioni che
contrastano con chi crede che gli esercizi di calligrafia vadano confinati nel libro Cuore e la penna sia utile soltanto per appuntarsi l’elenco della spesa. Salvo
poi telefonare alla moglie, per sapere se davvero c’è bisogno di latte. «Ho dimenticato a casa il biglietto» – la pietosa bugia detta mentre si cerca di
interpretare quello che abbiamo scritto.
Malgrado e-mail, sms e notebook, insomma c’è ancora bisogno di stilografica e biro. «Negli anni della formazione scolastica non si possono sostituire le
tecniche moderne alla capacità del bambino di scrivere, che è a sua volta strumento di apprendimento e comporta l’acquisizione di abilità che vanno
sviluppate – sottolinea la presidente Ronchi –. Le nuove tecnologie non possono diventare la fonte dell’istruzione scolastica. Possono, anzi devono essere
utilizzate in un secondo momento. Insieme alla scrittura a mano, non per sostituirla». Il popolo «digitale», buona parte di esso almeno, denuncia però il rischio
che gli esercizi di bello stile finiscano per creare un scrittura standardizzata, poco personale. «È il contrario. Scrivere a mano fa emergere la personalità.
Ciascuno di noi adulti – continua Ronchi – ha una grafia diversa dagli altri. E non potrebbe essere altrimenti. La scrittura si compone infatti di un aspetto
grafico, di un aspetto psicologico e di un aspetto linguistico. Anche se il modello è stato uguale, inevitabilmente con il tempo ognuno prende delle strade
diverse, adotta dei metodi differenti. Dipende anche dalle condizioni in cui scriviamo, se di fretta o con maggiore cura. Tutti elementi che vanno ad influire sul
nostro modo di scrivere e lo personalizzano».
Agli amanti della calligrafia piacerà sapere che tanti scrittori moderni preparano a mano la «traccia» dei loro romanzi e che la penna resiste nelle stanze dei
bottoni. Nota, in questo senso la passione di Tony Blair. L’ex premier britannico, che pure si vanta di aver dotato di computer tutte le scuole del Regno Unito,
preferisce scrivere a mano i suoi discorsi e ama regalare stilografiche. Ai tempi di Downing Street donò una Churchill con pennino in oro a George Bush
mentre un’altra fu inviata a Parigi per i 70 anni di Jaques Chirac. Più banalmente, istituti privati britannici hanno reso obbligatorio l’uso della stilo al posto della
biro e in Francia si è riscoperta l’importanza del dettato. «In Italia anche grazie alla nostra associazione si è risvegliato l’interesse per la calligrafia – aggiunge
Anna Ronchi –. Nel 2011 compiamo vent’anni e dopo tanto lavoro fatto soprattutto sull’arte della bella scrittura, oggi vorremmo offrire le nostre competenze
per aiutare l’apprendimento dei bambini. In particolare con l’iniziativa 'La calligrafia ritorna a scuola' puntiamo a formare persone capaci di organizzare
laboratori scolastici o tenere dei piccoli corsi di aggiornamento per insegnanti». Nessuna voglia di far tornare indietro le lancette della storia però, nessuna
bocciatura di tastiere e telefonini. Solo la consapevolezza che la forma delle lettere non può essere separata dai contenuti e che insieme formano un tutt’uno
con la personalità dell’autore. Per dirla con Nabokov «quel che si scrive con fatica, si legge con facilità», e forse davvero, aiuta a pensare meglio. A capire e dire chi siamo.
(19/12/2010)

http://www.irrepiemonte.it/materiali/tecnologie/infecomp/riflessioni%20sul%20tema/impatto.htm